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image Famiglia Reale Nel Vallone di Taranta

vive una coppia di aquila reale
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La Figlia di Iorio è una tragedia pastorale dannunziana ambientata in Abruzzo, del 1903. Nel giorno di San Giovanni, la famiglia di Lazaro di Roio sta preparando le nozze del figlio Aligi, pastore.

Durante i superstiziosi e rituali preparativi, irrompe Mila, la figlia di Jorio, che cerca rifugio
per scampare alle molestie da parte di un gruppo di ubriachi. Mila, sospettata dalla comunità
di stregoneria, viene respinta dalla famiglia di Aligi. Aligi, però, la difende e con lei fugge in
montagna ed insieme si rifugiano in una grotta. Aligi, per difendere Mila dai tentativi di seduzione
da parte di suo padre Lazaro, finisce per ucciderlo e per essere condannato a morte dalla comunità per parricidio. Mila, per salvare Aligi, si prende tutte le responsabilità e viene condannata al rogo per stregoneria.
D’Annunzio chiese al pittore Paolo Michetti di occuparsi della scenografia della tragedia. Michetti, talentuoso pittore e scenografo di Tocco Casauria, si ispirò a scene di vita vissuta nel milieu abruzzese del tempo per rappresentare i personaggi e gli ambienti della Figlia di Jorio. L’immagine di Mila è ispirata a quella della donna che, in un’estate a Tocco Casauria di qualche anno prima, era apparsa all’improvviso in mezzo alla piazza, sconvolta, inseguita da un gruppo di contadini ubriachi; La Majella è quella osservata, maestosa, durante il suo soggiorno ad Orsogna; l’immagine della caverna dove i due innamorati si rifugiarono è ispirata a quella della Grotta del Cavallone: il Michetti, curioso e appassionato, la visitò più volte. Le scene della tragedia all’interno della caverna sono tutte ambientate nel grande antro d’ingresso della Grotta del Cavallone, poi rinominato per questa ragione Sala di Aligi.

D’Annunzio non visitò mai le Grotte del Cavallone ma grazie al lavoro del Michetti ed al successo della tragedia, queste rappresentano uno dei luoghi dannunziani per eccellenza. Molti poeti, soprattutto abruzzesi, si ispirarono alla magia della grotta per comporre versi. Ne citiamo uno su tutti: Cesare De Titta, di Sant’Eusanio del Sangro.

Approfondimenti:

La figlia Di Iorio (Tragedia pastorale G. D'Annunzio 1903)
Gabriele D'annunzio
F. P. Michetti

Si presume che i primi a scoprire l’esistenza della Grotta del Cavallone siano stati i pastori che numerosi popolavano la Maiella per gran parte dell’anno con i propri greggi. Purtroppo però non ne abbiamo ancora testimonianze certe. Di seguito, in linea cronologica, le varie scoperte ed esplorazioni che hanno portato alla luce questo favoloso mondo sotterraneo.

1666. Prima traccia di un’esplorazione: la data è incisa nel Sasso dei nomi antichi, insieme ad altre iscrizioni, all’ingresso della Grotta.

1704. Il medico Jacinto de Simonibus e D.A. Franceschelli effettuarono una più accurata esplorazione delle Grotte del Cavallone e del Bove. Ne siamo a conoscenza grazie ai vari riferimenti degli esploratori successivi visto che, purtroppo, del manoscritto originario e del rilievo su pergamena se ne sono perse le tracce.

1705. Felice Stocchetti, fisico napoletano, la cita in una sua opera a stampa; così fece anche Francesco Cicconi (1759). Ma non fu la stampa il mezzo con il quale si diffuse la notizia dell’esistenza di questa meravigliosa grotta, bensì la tradizione orale della gente del posto ed i cantastorie.

1831. Michele Tenore, naturalista napoletano, tentò l’esplorazione della Grotta ma fu scoraggiato dalla mancanza di scale per superare i tratti più ardui. Visitò invece la Grotta del Bove, di più facile accesso.

1865. Per caso, un pastore tarantolese, Matteo Ciavarra, per recuperare una capra inerpicata sui monti, si ritrovò di fronte all’ingresso della grotta; questo, in un certo senso, fu l’inizio di una nuova era esplorativa che permise di riportare in auge l’interesse per la cavità, dopo più di un secolo di oblio. Il Dottor Egidio Rinaldi, infatti, si spinse ad un’esplorazione più approfondita della cavità spingendosi sicuramente oltre l’angusta parete in discesa della Bolgia Dantesca.

1893. Il cancelliere di Pretura Alessandro De Lucia, grazie all’utilizzo di corde e scale ed all’aiuto di un coraggioso contadino e di due minatori, riuscì a scendere lungo il Pozzo senza fine.

1893, dicembre. Il De Lucia, insieme a 46 cittadini di Lama dei Peligni e Taranta Peligna, diede vita alla Società delle Grotte del Cavallone e del Bove, con l’intento di valorizzarne il loro valore turistico. La Società, infatti, realizzò una scalinata di entrata nella cavità totalmente incisa nella roccia ed inserì delle scale di legno per facilitare i passaggi più difficili al suo interno. Organizzò inoltre un servizio di guide.

1907. Lo speleologo Vittorio Bertarelli effettuò una minuziosa ricognizione della cavità e ne stimò le dimensioni.

1912. A questa data risale la prima ricerca esplorativa con intenti scientifici. Il geologo e spelelologo De Gasperi effettuò le prime ricerche geomorfologiche e produsse la reale, per dimensioni, planimetria della grotta.

1913. L’archeologo Ugo Rellini effettuò diverse ricerche paleontologiche all’interno della cavità.

1948. Fino a questa data le ricerche furono ferme, sia a causa delle due Guerre, sia a causa di dispute interne alla Società delle Grotte. Da qui si susseguirono numerose campagne speleologiche e di studio geomorfologico della cavità.

1949. Nel corso del Congresso nazionale di Speleologia (Chieti), venne fatta visitare la Grotta del Cavallone. Questo indusse a richiamare l’interesse anche di studiosi stranieri tra le quali la spedizione dell’Università di Oxford con: F. H. Witehead, Michael Holland, David Russel e il giovane Mario Di Fabrizio scopritori della Galleria dei Laghi.

1950-1960. Nuovo impulso alle esplorazioni grazie al CAI Bolognese e CAI Chietino.

1961/1962. Il gruppo speleologico URRI di Roma rileva la cavità complementare e supera brillantemente alcuni ardui passaggi (lo pseudo sifone, dove si arrestarono le esplorazioni precedenti, un sifone ed il pozzo senza fine). Inoltre, insieme Domenico Di Marco, diede vita alla toponomastica ufficiale della Grotta.

1987. Giovanni Piazza e Luigi Centobene, dello Speloclub di Chieti, scoprirono la Galleria dei Laghi, superando il sifone fino ad allora inviolato.

Le Grotte del Cavallone e del Bove furono utilizzate come rifugio dagli abitanti di Taranta Peligna durante la II Guerra mondiale.

Nell’autunno del 1943 il fronte bellico si era immobilizzato lungo la linea Gustav , proprio alle pendici sud orientali della Maiella. Le truppe tedesche, per rappresaglia, si insinuarono nei piccoli paesini dell’area minando sistematicamente l’abitato. Taranta Peligna fu completamente distrutta, tranne rare eccezioni, dalle mine tedesche e molte famiglie furono costrette a cercar rifugio e nascondiglio altrove. Non sarà difficile accorgersi, passeggiando per Taranta Peligna, dell’architettura post-bellica delle abitazioni. Tutti gli abitanti furono sfollati dal Paese. Alcuni si diressero verso Casoli, costeggiando il fiume; molti si rifugiarono nelle grotte e vi rimasero per oltre un mese (novembre 1943–febbraio 1944). I racconti degli anziani rifugiati ci permettono di riportare in luce qualche particolare in più: la grotta, avendo una temperatura costante di 10 gradi, fu preziosa per sopravvivere alle temperature rigide dell’inverno imminente in alta quota; gli sfollati portarono con loro alcuni animali, in maggioranza pecore, con i quali si cibarono: poca era la vegetazione in quel periodo dell’anno a quell’altezza; le donne ed i bambini si rifugiarono all’interno della Grotta del Cavallone, nella Sala di Aligi, che ancora porta i segni di quel lungo mese, mentre gli uomini, in maggioranza, si rifugiarono nella Grotta del Bove, a pochi passi da quella del Cavallone, probabilmente per il più rapido e facile accesso e quindi la maggiore esposizione agli attacchi esterni.

A breve, online, alcuni racconti dei rifugiati .

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  • Acquasantiera
  • ingresso
  • Colonia di pipistrelli
  • Bolgia Dantesca
  • Laghetto di Ornella
  • Sala degli Elefanti
  • Pipistrello
  • Sala dei Merletti
  • Torre di Pisa
  • Cratere Anfiteatro

Complesso Turistico "Cavallone"

Area Faunistica Camoscio Appenninico


Acque VivePercorso attrezzato, punto ristoro


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Cavallone EasyMuseo Multimediale sulle Grotte del Cavallone


Chiesa del Bambino GesùXVI secolo d.c.


Info Poit GrottePunto informativo 


La Locanda di D'AnnunzioRifugio e punto ristoro - Staz. arrivo cabinovia


Lanificio Vincenzo MerlinoAntico Lanificio - Coperte de la Tarante"


Museo Naturalistico, Orto Botanico e Banca del Germoplasma


Rifugio Fonte tarìRifugio sulla maiella a quota 1.540mt


Portale di San BiagioPortale ligneo - XVI sec.


Sacrario della Brigata MaiellaChiesetta in ricordo dei patrioti della Maiella


Sfogliatella di Lama dei PeligniSfogliatella di Lama dei Peligni


Trekking pointEscursioni nei sentieri della Maiella


Transiberiana d'ItaliaIn treno fra i parchi d'Abruzzo